Flow Theory: Essere In Stato di Flusso
Mihály Csíkszentmihályi (Fiume, 29 settembre 1934) è uno psicologo ungherese emigrato negli Stati Uniti d’America all’età di 22 anni.
Autore di studi sulla Felicità e sulla Creatività, ha introdotto il concetto di Flusso o Flow.
Il Flow è quella situazione in cui tutto si svolge in armonia con le nostre decisioni:
- il rocciatore che fa la sua ascensione “perfetta”
- l’atleta che migliora il proprio record
- il musicista che compone
- l’artista che crea una nuova opera
- l’architetto che disegna e ultima il suo progetto
- il cuoco che prepara un piatto particolarmente complesso
- l’allenatore che guida la propria squadra nell’eseguire al meglio gli schemi
- il giocatore di scacchi immerso in una partita ecc..
L’esperienza del flow corrisponde ad uno stato psicofisico ottimale: uno “stato di grazia” (o, come dicono gli anglosassoni, “to be in the zone”) che rappresenta un elemento predisponente importante per il verificarsi nello sport, come in altre discipline, delle cosiddette “peak performances” (prestazioni eccellenti).
Il Flow è uno stato che presuppone:
- passione e creatività
- il pieno coinvolgimento delle migliori abilità della persona
- la sua attenzione totale
- la chiarezza della meta da raggiungere
- un ottimale senso di controllo
- il corpo e la mente impegnati al limite
E’ la consapevolezza di aver raggiunto ed espresso il massimo delle proprie attuali capacità che genera nell’atleta quella sensazione di felicità che corrisponde all’esperienza ottimale.
Essa non si verifica a caso ma ha bisogno di essere prodotta e sostenuta.
E’ qualche cosa che dipende da noi, che si determina non solo perché siamo protagonisti di quello che stiamo facendo ma perché siamo totalmente coinvolti nell’attività al punto che nient’altro ci importa in quel momento.
Csikszentmihalyi ci avverte anche di un rischio: il Flow è legato alla motivazione e al piacere di fare quello che si sta facendo, non all’etica; all’amore per il proprio “gioco”, non al fatto che questo gioco sia utile.
In altre parole l’Anima non è del Flow in quanto tale, e potrà essere messa dentro solo dal protagonista dell’esperienza stessa.
Altrimenti il Flow è destinato a rimanere solo un’esperienza e una forma di autocomunicazione, di autoesaltazione.
Le 9 dimensioni del Flow
Il Flow è quindi lo “stato psicologico di massima positività e gratificazione che si può percepire svolgendo una determinata attività” e corrisponde alla “completa immersione nel compito”.
Esperienza soggettiva multidimensionale, lo stato di flow si svela in base ad alcuni “indizi”:
- elevato coinvolgimento e passione
- controllo della situazione
- focalizzazione dell’attenzione
- assenza di paura e ansia
- motivazione intrinseca (piacere per l’attività stessa)
- alterata percezione dello scorrere del tempo
- assenza di auto-osservazione giudicante
Se l’esperienza del Flow in sé è così piacevole da indurre le persone a ricercarla anche a costo di grande impegno, lo stato di Flow si realizza solo quando l’individuo riesce a raggiungere contemporaneamente tutte, o quasi tutte, le seguenti 9 dimensioni con la necessaria intensità:
1) Bilanciamento tra sfida e capacità (Challenge–Skills Balance)
La “sfida” è sostanzialmente equivalente ad un “obiettivo” che deve essere “realizzabile e realistico” cioè coerente con le capacità e possibilità dell’individuo.
Andare pesantemente oltre i propri limiti, accettare sfide con mete irraggiungibili o non coerenti con le capacità e possibilità, non è un’esperienza flow.
2) Integrazione tra azione e consapevolezza (Action-Awareness Merging)
L’attenzione è al massimo: non c’è spazio per stimoli esterni.
Il coinvolgimento è così totale che l’attività – vista dall’esterno – sembra quasi automatica, spontanea, naturale: il tuffatore e il tuffo sono un’unica entità.
3) Obiettivi chiari (Clear Goals)
Siamo in grado di esprimere al meglio noi stessi solo quando abbiamo definito specificamente cosa vogliamo ottenere, entro quando, attraverso quali eventuali tappe intermedie e quali saranno le evidenze del raggiungimento dell’obiettivo.
L’obiettivo ben strutturato è “S.M.A.R.T.” (in italiano “astuto”) ovvero è:
- Specifico
- Misurabile
- Attuabile
- Realistico
- “Tempificabile”
4) Feedback inequivocabile (Unambiguous Feed-back)
Il feedback è il segnale o l’evidenza che ci permette di sapere se e in che modo stiamo ottenendo o abbiamo raggiunto il nostro obiettivo prefissato e quindi se la situazione è sotto controllo.
Perché si possa raggiungere la dimensione del flow è però necessario che il feedback sia immediato e inequivocabile.
Il Flow è uno stato di durata limitata, è quella sensazione piacevole e di felicità che nasce dal coinvolgimento è che quindi contemporanea all’azione.
Se però l’effetto della nostra azione arriva dopo un lasso troppo lungo di tempo, vi sarà sicuramente soddisfazione ma le dimensioni della destrutturazione del tempo, della perdita di coscienza del sé e dell’unione tra azione e coscienza difficilmente potranno generarsi in quel momento.
5) Concentrazione totale sul compito (Concentration on task at hand)
Il flow è quello stato in cui l’individuo è nel “qui ed ora” e la mente non vaga tra passato e futuro ma è associata interamente al corpo e alle emozioni e le uniche informazioni che filtrano sono quelle utili in quel momento e per svolgere quell’attività.
Nel Flow l’individuo è in grado di accantonare qualunque altro pensiero e preoccupazione e si focalizza completamente sul compito che sta svolgendo.
6) Senso di controllo (Paradox of Control)
Un’altra componente delle esperienze in cui siamo nel Flow è il senso di controllo o, per meglio dire “la mancanza di preoccupazione per l’eventuale perdita di controllo”.
7) Totale assorbimento nel compito
La perdita di autoconsapevolezza che consiste nel non prestare attenzione al nostro ego o almeno a cercare di “tirarlo dentro l’azione”.
Questo avviene nelle situazioni in cui non si mantiene più la preoccupazione di sé, del fare “bella figura”.
Il nostro io non ci osserva e ci giudica dall’esterno ma è “parte dell’azione”.
Il paracadutista ha dimenticato se stesso e non si preoccupa di chi è ma solo di che cosa fa.
8) Destrutturazione del tempo (Transformation of time)
Un alterato senso del tempo e la scomparsa temporanea delle necessità fisiche di base.
Il tempo va ad una velocità diversa: può sembrare che scorra più lentamente o più velocemente, comunque pare subire una dilatazione e una destrutturazione; sicuramente il tempo di chi “osserva” (il tempo, per così dire, oggettivo) viaggia ad una velocità diversa da quello di chi sta immerso nella sua esperienza Flow.
9) Esperienza autotelica, motivazione intrinseca all’azione, il fine è il mezzo
Autotelico viene dal greco (auto + telos) e la parola “telos” significa “fine”, “obiettivo”.
Un’esperienza “autotelica” quindi è quella in cui la persona è concentrata e attenta alla realizzazione della attività stessa e al piacere che prova nel farla e non alle conseguenze e alle eventuali ricompense dell’attività stessa.
La motivazione all’azione nasce quindi dal piacere intrinseco, fine a se stesso, che si prova proprio nello svolgere quella determinata attività.
Nelle biografie di molti artisti, sportivi, manager e professionisti di successo, troviamo però che hanno spesso continuato a fare l’attività che li aveva portati al successo quando ormai potevano ampiamente considerarsi appagati per la fama, il riconoscimento e il benessere raggiunto.
Questo “per amore del loro gioco”.
Del resto, una volta assaporato il piacere dell’esperienza di Flow, l’obiettivo non può che essere quello di ri-accedere e mantenere la condizione di Flow.
In sintesi
Trance di flusso
- sente di essere completamente coinvolto, focalizzato, concentrato;
- è assolutamente focalizzato sul presente(è nel “Qui ed Ora”);
- sente di essere fuori dalla realtà ordinaria, non avverte più bisogni fisici, non nota più il passare del tempo(si sente quasi in “estasi”);
Autorealizzazione
- sa che l’attività è fattibile e che le abilità che possiede sono adeguate allo scopo e saranno utilizzate al massimo ma non oltre (non c’è ansia né noia);
- sente una motivazione intrinseca all’azione: qualsiasi cosa produca il Flow quella diventa la stessa ricompensa;
Significato
- avverte una grande chiarezza interiore, sa cosa è necessario fare e in che modo l’attività andrà bene;
- avverte un senso di “serenità”: nessuna paura né difesa di se; ha la sensazione di andare oltre e trascendere il proprio ego, di fare parte di un sistema più grande, di muoversi in armonia con l’attività intrapresa, come dentro una corrente, un flusso.

Molto interessante, sono concetti che fondamentalmente si sanno, ma sono spiegati in maniera chiara e quindi rendono bene l’idea. Lo prenderò come esempio quando farò le coaching con gli atleti.
Grazie come sempre, ripeto che il tuo è un ottimo blog.
ciao
Grazie Maurizio
Ciao. Trovo che sia un’argomento davvero interessante, tanto che sto scrivendo una tesi di laurea magistrale basata proprio su quanto studiato ed esposto da Csikszentmihalyi. A tal proposito volevo chiedere se era possibile sapere la data e il luogo in cui il celebre autore ha tenuto questo discorso, così da poterlo citare nelle mie fonti.
Grazie mille.
Ciao Emanuele,
al momento riesco a darti solo questa pagina di riferimento del discorso fatto al TED, del febbraio 20004:
https://www.ted.com/talks/mihaly_csikszentmihalyi_on_flow?language=it
Spero di esserti stato utile.
Prego