Manuel Lezaeta e la Dottrina Termica della Salute

Seguici Su Facebook

Sintetizziamo alcuni concetti di fondo della Filosofia Salutista di Manuel Lezaeta Acharan, naturopata, avvocato, professore, scrittore cileno, elaboratore della Dottrina Termica della Salute, esposta nel suo testo: Medicina Natural Al Alcance de Todos.

Tali insegnamenti, divulgati in italia dal Naturopata Luigi Costacurta, sono consultabili al sito http://www.lezaetacostacurta.it

Riportiamo i passaggi salienti della sua teoria dal testo in questione:

Il nostro corpo ha due rivestiture: la prima è l’esterna, ci isola dall’ambiente che ci circonda e si chiama «pelle», la seconda è l’interna, copre le cavità del nostro organismo e si denomina «mucosa».

La salute ossia, la normalità funzionale del corpo, dipende dall’equilibrio termico fra pelle e mucosa. 
L’uomo è un animale a sangue caldo, il cui calore allo stato di salute, è di 37 gradi centigradi .

La circolazione sanguigna, risultato dell’attività nervosa, determina nel corpo la temperatura che sarà normale se il sangue circola uniformemente.

L’alterazione circolatoria del fluido vitale, prodotta da uno squilibrio termico, origina e mantiene nell’organismo congestioni e anemie. 

La temperatura sarà maggiore nella zona congestionata e minore in quella regione del corpo in cui la circolazione sanguigna è deficiente, perché la pletora di questa è il risultato di una maggiore attività nervosa, e la deficiente attività di questa energia determina invece la scarsa irrigazione di sangue.

Come rivela l’iride degli occhi, più accentuata è la congestione nelle viscere del corpo, più deficiente è la circolazione del sangue nella pelle, estremità e cervello.

Questo è lo squilibrio termico che caratterizza lo stato di alterazione variabile della salute umana, qualsiasi siano i sintomi e le sue manifestazioni. 
Nella sua attività normale, l’organismo umano mantiene sempre una temperatura uniforme: 37 gradi centigradi , tanto sulla pelle quanto nelle mucose intestinali. Questa normalità termica è la conseguenza di una uniforme irrigazione sanguinea nei tessuti che vengono riscaldati dal calore dello stesso sangue. 
Questo equilibrio termico, permettendo il normale funzionamento della macchina umana, è fonte di salute.

Tutte le infermità costituiscono sempre uno squilibrio termico in grado variabile per l’aumento della temperatura interna del corpo, per congestione delle viscere con diminuzione del calore della pelle e delle estremità per deficiente irrigazione sanguinea.

Questo squilibrio della temperatura, origina disturbi variabili alle funzioni organiche perché gli organi congestionati  lavorano male per la sovrabbondanza del sangue, e così pure gli organi anemici alterano il loro lavoro, per scarsa irrigazione sanguinea. 
Essendo la malattia una manifestazione del disordine funzionale dell’organismo per squilibrio termico, è sempre caratterizzata dalla febbre, non può quindi esistere un infermo senza febbre. Quando questa è constatabile per mezzo del termometro applicato sotto l’ascella è perché si trova rifugiata nell’interno del corpo.

Nelle affezioni acute, la febbre, la cui origine è sempre nell’interno del ventre, si propaga a tutto l’organismo, manifestando reazioni salutari delle difese naturali, che procurano la purificazione organica. 
La febbre interna che non viene alla superficie del corpo, è caratteristica in tutti gli infermi cronici; essa rivela l’insufficiente difesa dell’organismo ed è causa di denutrizione ed intossicazione perché favorisce le putrefazioni intestinali.

Esempio di infermo cronico con l’organismo in squilibrio termico

Con la febbre alla superficie del corpo si manifesta la reazione salvatrice; invece con la febbre interna, che raffredda la pelle e le estremità del corpo, si denuncia la deficiente attività organica, vale a dire l’indebolimento dell’energia vitale del soggetto.

L’uomo è l’unico essere del creato che vive squilibrando le temperature del corpo
In effetti il vestito inadeguato effemina la pelle, e gli alimenti indigesti generano febbre nelle viscere. 

La pelle, continuamente sottratta al conflitto termico che l’atmosfera ci offre, si indebolisce progressivamente e si raffredda.

Gli indumenti inadeguati, attorniano il corpo di un calore artificiale, risparmiandogli la necessità di produrre costantemente il proprio calore mediante l’attiva irrigazione sanguigna della pelle.

D’altra parte, gli alimenti cotti ed indigesti, esigendo uno straordinario e prolungato sforzo digestivo, per reazione nervosa, congestionano le mucose e le pareti dello stomaco e degli intestini, aumentando la temperatura interna del corpo, alterando in tal maniera il calore della pelle e delle estremità.

Il lavoro forzato e prolungato, che esige nello stomaco ed intestini l’elaborazione degli alimenti inadeguati, significa reazione nervosa e circolatoria che aumenta la temperatura interna del corpo a spese del calore stesso, per indebolimento delle attività della pelle, attorniato di un calore prestato da un vestiario che lo sottrae al conflitto che l’atmosfera offre a tutti gli esseri viventi.
La febbre interna, che consuma la vita delle genti, ha origine in queste due cause: congestione dell’apparato digerente a causa dei continui sforzi giornalieri che esigono gli alimenti inadeguati per essere digeriti; indebolimento della pelle per mancanza del conflitto con gli agenti atmosferici dovuto all’inconveniente vestiario.

Più debole è la temperatura della pelle, maggiore è il calore nelle mucose nell’interno del ventre. 
L’indebolimento della pelle ricarica il lavoro delle mucose, ed è in queste che si dirigono le sostanze malsane non asportate dai pori per la deficiente irrigazione sanguinea della superficie del corpo.

Forzate le mucose a realizzare un lavoro straordinario, per reazione nervosa e circolatoria si irritano e congestionano progressivamente producendo la febbre.

Con quanto esposto, si spiega facilmente il perché dei raffreddori, dei catarri, delle polmoniti e di tutte le infiammazioni interne in generale.

Il raffreddore è precisamente un acuto squilibrio termico, caratterizzato da freddo esterno e febbre delle viscere.
Il processo congestivo ed infiammatorio si accentua di preferenza negli organi più deboli per predisposizione personale e per mal regime di vita. 

Nel moribondo lo squilibrio termico arriva al suo massimo grado poiché, mentre il freddo si impossessa della sua pelle e delle sue estremità, la febbre lo consuma internamente come lo comprova il polso o l’infiammazione interna, che si riflette nell’iride degli occhi. 
Come alla pelle anemica corrispondono mucose congestionate e febbricitanti, cosi l’attivo lavoro della pelle decongestiona, rinfresca e vitalizza le mucose che coprono le cavità interne del nostro corpo.
Malattie eruttive come la rosolia, il vaiolo, la scarlattina, ecc. ecc. sono destinate a purificare l’organismo che si trova allo stato di infermità cronica.

Nella stessa misura in cui fiorisce il male sulla pelle, si scaricano le materie morbose all’interno del corpo.
Al contrario, quando si soffocano le eruzioni della pelle, la materia perniciosa si dirige cercando un’uscita attraverso le mucose, producendo gravissime infiammazioni e congestioni nei tessuti polmonari, bronchiali, renali e nei sistemi circolatorio e nervoso.

Con quanto ho detto, si spiega come le affezioni acute senza febbre esterna siano le più gravi e più difficoltose da curare. 
In infermi cronici, estremamente indeboliti la cui vitalità è consumata per intossicazione e per impotente sforzo difensivo della Natura incompresa, mutilata e soffocata con farmaci, è comune vedere che il termometro sotto il braccio accusa 35 gradi centigramentre la febbre interna è all’incirca sui 40 gradi e più e si manifesta, per la inusitata attività del cuore, con un polso di 120 battiti al minuto. 

Come si vede in questo caso, e lo abbiamo comprovato una infinità di volte, il termometro serve solo per perturbare il criterio, in quanto si riferisce a febbre.
Invece il polso è la guida più sicura per comprovare la temperatura normale o anormale del corpo umano, secondo la mia Dottrina, sempre che i nervi non siano addormentati per intossicazione intestinale o medicamentosa.
Salvo una privilegiata costituzione organica, se costantemente per varie volte al giorno forziamo il lavoro dell’apparato digerente con alimenti indigesti, congestioneremo in forma permanente, più o meno grave, le mucose, pareti dello stomaco e gli intestini.
I tessuti di questi organi si fanno spugnosi in grado variabile ritenendo maggiore quantità di sangue del normale, come rivela l’esame dell’iride degli occhi dell’infermo.

Questo stato congestivo degli organi della digestione, eleva in loro la temperatura normale, poiché il sangue porta calore e la sua maggiore affluenza si traduce in aumento della temperatura interna con la diminuzione del calore della pelle e delle estremità del corpo.
Rimane così spiegato lo squilibrio termico costituente lo stato dell’infermo, senza distinzione dei sintomi.
Si spiega pure l’esistenza della febbre interna, che non viene rivelata dal termometro e che è caratteristica negli infermi cronici, ed inoltre la febbre esterna, propria delle affezioni acute.

lezaeta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *